Studio Laura Gatti

Festarch notes

Le Festarch Notes sono appunti, il più possibile distesi e comprensibili, per raccontare il festival a chi non era presente. Alcuni degli interventi sono stati raccolti in diretta e in diretta “lanciati” a distanza. I testi che li descrivono nascono dall’interazione tra un “narratore” presente in sala e i suoi primi lettori: ne crescono cronache partecipate che possono portare a un pubblico più esteso stralci da questa prima edizione del Festival d’Architettura di Cagliari, pieni dei fermenti, le idee che l’hanno animata. Trascrizioni, riassunti, immagini, impressioni immediate e immesse nella rete, per azzerare i confini tra l’isola e il resto, per portare all’esterno i movimenti di Festarch. 


Valentina Ciuffi



La struttura di questo incontro nell’introduzione di Stefano Boeri: a presentare Gilles Clément sarà Gino Giometti, direttore di Quodlibet, che ha pubblicato in italiano uno dei testi fondamentali di Clément, seguirà l’intervento dell’autore, poi un’inaspettata e gradita illustrazione del progetto per il sito di Tuvixeddu (Cagliari), cui Clément sta lavorando assieme agli architetti Borio e Gatti. 


Manifesto del Terzo Paesaggio ha affascinato subito Giometti, che in questa sede annuncia le trattative per pubblicare Giardino in Movimento, una sorta di work in progress, già alla quinta edizione in Francia, che raccoglie idee in dialogo con splendide fotografie scattate dall’autore stesso.


L’abilità di Clément come paesaggista s’incardina su una robusta formazione da ingegnere agronomo, botanico ed entomologo. Tra le sue opere, la sezione del Parc André-Citroën, inaugurata nel 1993, costituisce il nucleo centrale della sua attività di “creatore dell’improgettabile”, cioè di dimensioni del mondo vegetale che per raggiungere il loro stato di potenza ottimale rispondono solo alle leggi dell’imprevedibilità. Nelle sue pubblicazioni, Clément si definisce semplicemente un “giardiniere” che è, nella sua visione, una sorta di guardiano dell’imprevedibile. È proprio il principio della sorpresa a interessarlo: i dettagli di un giardino disattendono la progettazione delle grandi linee. E’ dall’osservazione dei particolari che scaturisce il senso di meraviglia. 
Clément è anche saggista e scrittore. La descrizione della natura contenuta nel suo Manifesto del Terzo Paesaggio è spaesante e sorprendente, ci porta a fare i conti con ciò che è fondamentale e invisibile assieme.

Uno stralcio dal libro: “se si smette di guardare il paesaggio come l’oggetto di un’attività umana, subito si scopre una quantità di spazi indecisi, privi di funzione, sui quali è difficile posare un nome, questo insieme non appartiene né al territorio dell’ombra né a quello della luce, si trova ai margini, dove i boschi si sfrangiano, lungo le strade e i fiumi, nei recessi dimenticati dalle coltivazioni, là dove le macchine non passano, in superfici di dimensioni modeste, disperse, come in angoli sperduti di un campo […] tra questi frammenti di paesaggio nessuna somiglianza di fondo, un solo punto in comune, tutti costituiscono un territorio di rifugio della diversità. Ovunque, altrove, questa è scacciata”. 
Questi frammenti, rifugi per la diversità e laboratori spontanei per l’evoluzione di ogni specie, sono presenti dappertutto, sono parte del sistema del “Giardino Planetario”. Si addensano intorno a noi quanto più insistiamo nel tentativo di distogliere lo sguardo da essi. Ci pongono una sfida, una sorta di conflitto costitutivo dell’umanità: siamo parte della natura, ne siamo abitanti e abbiamo il compito di amministrarla. Questo terzo ruolo è il punto focale per Clément, che diffida delle più diffuse dottrine ambientaliste, come della conservazione istituzionale delle aree. 
”La fissazione di un modello eletto a patrimonio condanna il Terzo Paesaggio alla sparizione”. La modificazione delle specie, la successione delle forme, in sostanza l’evolversi del terzo paesaggio è incompatibile con l’idea di patrimonio. Paradossalmente, è proprio il disinteresse dell’istituzione a rendere possibile il Terzo Paesaggio. 
Le forme canoniche della politica sono dunque per Clément non-necessarie. Bisogna invece costruire lo spirito del non-fare, elevare a dignità politica l’indecisione e l’improduttività. Considerare la non-organizzazione come un principio vitale, in cui si possono sviluppare forme impreviste e sorprendenti. 
Radicale è il contrasto di Clément con la politica come è oggi concepita. Radicale è stata la sua opposizione all’elezione di Sarkozy che lo ha portato a rinunciare in Francia a ogni incarico pubblico e privato. Una presa di posizione che va molto oltre i confini francesi, contro una politica diffusa e imperante.

Il documento che racconta questa sua scelta si può leggere in www.gillesclement.com. 

Clément ride, “è la prima volta che ricevo tanti applausi senza aver fatto nulla”. 
Ci propone un percorso attraverso i giardini che ha disegnato. Parte dal suo: si è limitato a lasciarlo accadere, a farlo crescere indisturbato, dentro i suoi disordini vegetali. È un primo esempio di Giardino in Movimento, ovvero, dove l’unica regola, l’unica tecnica di gestione è seguire il movimento spontaneo delle piante. Il suo racconto si snoda affascinante e divertito, le immagini sono parte centrale della narrazione. Abbiamo davvero modo di avvicinare i suoi insoliti parchi, spazi in cui immergersi, che non impongono distanze. Ci mostra il procedere delle piante più banali che nei suoi paesaggi possono diventare le vere star, ci racconta vegetali in grado di auto-conservarsi o di resistere a particolari condizioni di luce, parla di giardini colorati verdi e rosa, parla della talpa, la vera aiutante del giardiniere, il vero autore del Giardino in Movimento. Qui tra il pubblico si sta tra sorrisi larghi e sguardi attenti. Colpisce il suo progetto per Lion – un parco che si estende per 5 ettari, che ha 1000 “abitanti”, quelli dell’Università – fatto di tre realtà: si parte dal centro, con una porzione di terra coltivata, ordinata, rassicurante; a circondarla, un’area che viene falciata solo una volta all’anno; ancora attorno una terza, un vero Giardino in Movimento. E un’eccezione che suscita ilarità, lo sfarzo del giardino del direttore!.


Ci parla poi di un’esperienza nuova, per la prima volta il Giardino in Movimento in una scuola (centro di formazione per agronomi), su una superficie di 6 ettari. Qui gli studenti si dividono e applicano idee di gestione da loro approntate, nel rispetto dei principi del giardino dal movimento spontaneo: hanno creato percorsi in mezzo ai rovi, installato dispositivi che servono a focalizzare lo sguardo. Per il museo parigino di arte etnica, Quai Branly, più che creare un giardino in movimento Clément ha scelto piante capaci di autogestirsi, simili a quelle della savana, cercando anche di richiamare le forme che stanno all’interno del museo (la forma della tartaruga, ad esempio), usando conchiglie e altri oggetti tipici delle culture animiste. Invece, in un piccolo giardino che si trova sull’isola della Réunion, tutto è incentrato sulla crescita di un’erba semplice, banale, all’interno di una struttura insolita, una specie di vasca interrata che può essere ricoperta, aumentando il terreno calpestabile a disposizione. Un altro esempio è il sito rurale accanto a Clermont-Ferrand dove Clément ha sviluppato una modalità che si vorrebbe riproporre per Tuvixeddu: il riutilizzo di quasi tutti gli elementi trovati in loco, dalle linee del paesaggio come rilievi e dislivelli, fino a grosse pietre difficili da rimuovere. Ancora il Parc Matisse di Lille che presenta un elemento rialzato in cemento su cui cresce un terzo paesaggio – riservato alle ricerche di Clément e della sua équipe – e una parte pubblica tutta attorno. O anche, il primo giardino politico, sovversivo, vicino a Poitiers: coltivato a ortiche subito dopo il loro insensato (per Clément) divieto. Vi sono presenti anche piante capaci di ripulire l’acqua, che ritorneranno nel progetto per Tuvixeddu.



Clément ci introduce al progetto per Tuvixeddu (Cagliari) premettendo che grande attenzione è stata posta alla complessità del sito, all’affascinante commistione di elementi: la villa, le grotte, la necropoli, le strutture industriali. Per la realizzazione di un Parco Europeo che valorizzi la storia e la diversità biologica di quest’area si 
partirà proprio da queste preesistenze, armonizzate dai sette principi del Giardino Planetario: 


1) Sfruttare la diversità, senza distruggerla. Quindi conservare e preservare il paesaggio storico e biologico.

2) Far coincidere l’ecologia con l’economia: realizzare il più possibile con ciò che già c’è. 

3) Ottimizzare i sistemi di mantenimento. Creare solo zone limitate che necessitino trattamenti più frequenti (come il Giardino di Villa Mulas) e lasciare vaste aree di Terzo Paesaggio. 

4) Ricercare l’autonomia gestionale, intesa anche come autonomia idrica, sfruttamento di acque piovane, ma anche di acque grigie “risanate” dalle piante.

5) Garantire la maggiore apertura possibile all’uso del parco (giorno e notte – fatta eccezione per alcuni spazi ad accesso limitato). Ingresso gratuito a tutti i servizi. 

6) Sviluppare un approccio pedagogico che faciliti la comprensione della storia del sito e della sua varietà biologica.

7) Avviare un processo di sviluppo di una rete europea di parchi urbani che mettano al centro l’interesse per lo sviluppo della diversità – anche umana – in cui Tuvixeddu giocherebbe un ruolo fondamentale, primario. 




Il progetto per Tuvixeddu è illustrato più dettagliatamente nella presentazione di Pablo Georgieff, con schemi riassuntivi e rendering per visualizzare le installazioni future. É accolto con entusiasmo generale, soprattutto al prospettarsi di un teatro all’aperto, un cinema sotterraneo, spazi volti a stimolare una convivialità autogestita. Per qualche immagine, visitate il link http://coloco.org/. 
Per vivere la dimensione affascinante e curiosa di questo sito, preparatevi a un viaggio in Sardegna. Che non sarà tra troppo tempo: lo stesso Renato Soru è intervenuto in chiusura confermando le buone probabilità di realizzare a breve questo progetto.

(www.festarch.it © Festarch – Primo festival di architettura in Sardegna)