Studio Laura Gatti

Vogue: Forests for People

Con l’attribuzione al 2011 del titolo di Anno Internazionale delle Foreste, L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite persegue l’impegno contro la deforestazione assunto nel 1992, durante il Summit della Terra di Rio de Janeiro: attivare un forum per stimolare la comunità internazionale a riconoscere il ruolo economico, sociale ed ambientale delle foreste. Per un anno, esperti, amministratori e ricercatori in tutto il pianeta cercheranno di formulare policies e raccomandazioni operative in materia di protezione e sfruttamento sostenibile delle foreste nel mondo. Thinking globally in riferimento agli scenari di cambiamento climatico globale, preservare le foreste rappresenta il modo più immediato e diretto di agire sul ciclo del carbonio e proteggere la biodiversità in esse ospitata.

Nei venti anni trascorsi dalla conferenza di Rio, il tasso di deforestazione, pur con le dovute differenziazioni da un’area all’altra del pianeta, ha certamente subito un rallentamento: è sceso da 16 a 13 milioni di ettari/anno. Nonostante ciò, quotidianamente più di 350 km2 di foresta cedono il passo a attività agricole intensive, aree di sviluppo urbano, infrastrutture: ogni giorno sul pianeta scompare un’area boscata grande quanto il parco nazionale delle Foreste Casentinesi, che comprende boschi e foreste tra i più estesi e meglio conservati d’Italia. Il processo stesso di deforestazione contribuisce per il 20 % alle immissioni di carbonio in atmosfera: è la seconda fonte di emissioni dopo la produzione di energia e viene prima dei trasporti.

Mentre i ricercatori di tutto il pianeta discutono, dati contrastanti alla mano, sull’effettivo contributo da parte delle foreste nel contrastare il surriscaldamento globale grazie alla fissazione della CO2, i tagliatori di foreste proseguono il loro sporco lavoro, arrivando a minacciare habitat unici e persino l’ambiente di vita delle rarissime popolazioni indigene ‘uncontacted’. Le motivazioni che giustificano gli interventi di deforestazione hanno spesso origine da opportunità di sviluppo che, partendo da un’ottica globalizzata, di fatto determinano il saccheggio delle risorse locali. Le foreste asiatiche vengono distrutte a ritmi forsennati per fare posto alle piantagioni di palme da olio, quelle africane per consentire le campagne di ricerca delle materie prime del sottosuolo e ottenere legname pregiato da inviare nei ricchi mercati del Nord. Giorno dopo giorno, economisti e ambientalisti prendono contemporaneamente atto delle conseguenze di questo disequilibrio: ad esempio, è provato che il taglio indiscriminato delle foreste di mangrovie effettuato per lasciare spazio agli allevamenti di gamberetti ha effetti sull’equilibrio costiero ed è causa di inondazioni e tsunami. Del resto, gli stessi governi sono spinti a sfruttare al massimo le proprie risorse naturali nel disperato tentativo di ridurre l’indebitamento con l’estero, con il risultato che, mettendo sul mercato ingenti quantità di risorse, il loro prezzo cala, e l’indebitamento continua a salire.

Forests for people, è il motto di questo 2011, e non viceversa. L’accento è posto sulla valorizzazione delle funzioni economiche e sociali (e non solo ambientali) delle foreste. In una nazione come l’Italia, il cui territorio è ricoperto da boschi e foreste per oltre il 31 %, l’economia legata ai prodotti forestali è pari solo allo 0,8 % del PIL e occupa l’1,1 % della forza lavoro. Unica fra le nazioni europee, l’Italia importa oltre il 70 % del proprio fabbisogno di legname. Le foreste, già minacciate dalle bizzarrie del clima, languono per mancanza di investimenti, degradano per le carenze gestionali o, peggio, periodicamente bruciano. I costi della deforestazione e della cattiva forestazione vengono pagati attraverso il dissesto idrogeologico e le sue conseguenze.
Al di fuori della cerchia di addetti ai lavori, la consapevolezza dell’importanza di una corretta gestione dei sistemi forestali è modesta: la categoria rientra in quel genere di argomenti di cui la politica ama parlare ma ritiene secondario e soprattutto rimandabile occuparsi fattivamente. Non resta che prendersi personalmente cura dei 1500 metri quadri di bosco che la statistica attribuisce a ogni italiano, cominciando dagli acquisti responsabili di legno e carta provenienti da foreste gestite secondo criteri di protezione ambientale e responsabilità sociale ed economica.