Studio Laura Gatti

OLTRE LA FACCIATA DEL BOSCO VERTICALE

“Oltre la facciata del Bosco Verticale”

A cura di Laura Gatti

Spendiamo la maggior parte della nostra vita in edifici la cui progettazione, costruzione, manutenzione e persino la demolizione generano un significativo impatto sull’ambiente. La presa di coscienza di queste implicazioni da parte dei progettisti sta generando grandi cambiamenti nel modo di concepire un edificio, che deve essere, sempre di più, improntato alla sostenibilità, e ha moltiplicato le conoscenze tecniche necessarie per affrontare tutte le problematiche connesse a questa nuova, grande sfida. Le strategie per realizzare ciò che i paesi anglosassoni chiamano building green sono molteplici. Un ruolo sempre meno marginale, in questo scenario, viene svolto dalla vegetazione integrata all’edificio, sotto forma di verde pensile e verde verticale, cosicché l’integrazione fra verde e costruito è una delle strategie ambientali che consentono i maggiori benefici per ridurre i costi che l’habitat urbano impone all’ambiente stesso. Il verde del Bosco Verticale differisce dalle altre declinazioni

di roofgreening caratterizzandosi per la presenza di alberi di 5-6 metri di altezza (oltre 400, in circa 2000 metri di sviluppo lineare di vasche in facciata, su due torri di 70 e 100 metri di altezza): non è quindi solo un abbellimento ma è strutturale all’edificio, è parte dell’ambiente di vita ed è a sua volta vivo e si evolve con cicli di lungo periodo. Perché tutto ciò fosse realizzabile, per la prima volta è stato messo al centro del processo di progettazione l’albero quale elemento predominante sull’elemento architettonico. Fin dalle fasi preliminari, quattro anni fa, gli aspetti trattati hanno spaziato dall’individuazione degli scenari micrometeorologici e microclimatici che vengono a determinarsi in funzione delle quote degli appartamenti delle Torri, all’individuazione

del corretto dimensionamento dei contenitori per la coltivazione delle piante, tale da garantire un’adeguata

possibilità di sviluppo (nutrimento, fabbisogni idrici) e un’adeguata stabilità meccanica degli alberi, allo studio delle caratteristiche del substrato di coltivazione, per fornire i requisiti necessari per mantenere nel tempo la vitalità della vegetazione, al calcolo dei fabbisogni idrici necessari per l’irrigazione e il mantenimento del sistema dei giardini pensili in stato di ottimale funzionalità. I criteri di selezione delle piante non potevano basarsi solo sull’estetica, sul potenziale ornamentale, ma dovevano tenere conto delle particolari condizioni di coltivazione. Fondamentale, quindi, valutare la resistenza strutturale delle specie, e cioè la loro intrinseca capacità di resistere

alle sollecitazioni, ma anche di non risultare dannose o moleste e, aspetto non secondario, tollerare le potature di mantenimento della chioma senza perdere l’aspetto naturale. Per garantire agli alberi le migliori condizioni di sviluppo, abbiamo posto delle specifiche condizioni, che riassunte in breve si traducono in un dato essenziale: un metro di spessore del substrato di coltivazione. Gli strutturisti hanno identificato una soluzione particolare che, attraverso la tecnica della post-tensione, ha consentito di contenere lo spessore della soletta; a parità di portata, quindi, molto meno cemento, e quindi maggiore sostenibilità. Il sistema vasca deve garantire un ambiente consono alla vita degli alberi e l’impermeabilità nel tempo; deve drenare, ma il terreno non può essere troppo sciolto o ne risente la stabilità della zolla; ospita i sistemi di ancoraggio, ma questi non devono ledere l’impermeabilizzazione. La soluzione finale integra una membrana tradizionale, una guaina antiradice in PE a bassa densità (molto duttile) e un particolare geotessuto che isola, attraverso la formazione di una sorta di camera d’aria, le radici dalle pareti delle strutture. Il substrato è stato specificamente studiato e testato in laboratori agronomici e geotecnici. I contenitori sono dotati di sistemi di aggancio per il fissaggio di fasce di ritenzione della zolla, mentre per gli alberi di maggiori dimensioni è stato predisposto un sistema di ancoraggio aereo supplementare, capace di adattarsi alla flessibilità e alla crescita della pianta. Ovviamente il vento è stato il fattore climatico principale considerato: non solo per gli ovvi impatti sulla vegetazione ma anche perché il peso e le dimensioni degli alberi, sotto le sollecitazioni del vento, trasmettono forze all’edificio che dovevano essere attentamente valutate. Un primo passaggio è stato effettuato nel corso della progettazione preliminare a partire da un modello in scala 1:20, con alberi modellizzati e posizionati su dinamometri, tenendo conto delle modifiche che la morfologia della città, attuale e futura, determina sul flusso del vento nel contesto reale di Porta Nuova. I risultati ottenuti hanno consentito di ottimizzare la distribuzione degli alberi in facciata e valutare il dimensionamento delle alberature. Il pacchetto completo (vasca, albero, ancoraggi, substrato), nelle dimensioni calcolate a tavolino, è stato poi testato in vivo , in galleria del vento a Miami, dove risultava possibile testare alberi veri, per venti fino a 190 km/ora. Identificate quindi le soluzioni tecniche, si è ritornati al processo compositivo. Il Bosco Verticale è un sistema di facciata, che compone una serie di vuoti e di pieni, un’infinità di colori e tessiture che cambiano nell’arco dell’anno. Il concetto di Bosco è stato interpretato attraverso una accurata selezione del verde orizzontale: gli arbusti, anzitutto, e le perenni (100 specie diverse), di cui molte autoctone, compongono un panorama cangiante nell’arco dell’anno, che privilegia i colori pastello in primavera e i caldi colori autunnali alla fine della stagione vegetativa. Le piante sono disposte in facciata in funzione del comfort dell’appartamento (sempreverdi sul lato sud-ovest, spoglianti a nord – est) e in altezza in funzione delle esigenze delle singole specie. I criteri compositivi hanno tenuto conto della valenza ornamentale e della struttura delle vegetazione sia per quanto riguarda l’utente privato (il proprietario del terrazzo) sia per quanto concerne l’aspetto complessivo delle facciate. Questa attenzione si esprime in un controllo dell’evoluzione stagionale delle piante e della struttura arborea del complesso delle facciate. Gli alberi grandi e medi dovevano possedere delle caratteristiche particolari in termini di dimensioni, resistenza strutturale, garanzia di superamento della fase di post trapianto. Per questo, per la prima volta in Italia è stato attivato un contratto di precoltivazione della durata di due anni. Le piante sono state selezionate nei vivai di origine nel corso dell’estate del 2010 e poste in air-pot nel vivaio dell’Impresa appaltatrice, per favorire la formazione di un apparato radicale delle dimensioni volute, equilibrato, molto ricco di radichette. In tale periodo sono state verificate e corrette eventuali conformazioni strutturali per rendere la forma della chioma compatibile al massimo con l’ambiente finale di crescita. Una volta a dimora, le piante vengono irrigate tramite un impianto di subirrigazione con gestione indipendente per piccoli gruppi di vasche, così da adeguare i consumi ai reali fabbisogni, diversi in funzione dell’esposizione e delle altezze. Un sistema di sonde consente il controllo in remoto per rilevare eventuali malfunzionamenti. Il sistema ricicla l’acqua derivante da altri e diversi utilizzi (sistemi di climatizzazione con utilizzo di acque di falda) e quindi non consuma acqua potabile. La manutenzione è centralizzata: una unica impresa è responsabile degli interventi e agisce sulla base di un piano di intervento quinquennale. Una gru fissa, a sbalzo, posta in copertura consentirà di intervenire dall’esterno dei balconi per controllare lo sviluppo degli alberi. Questo sistema consente dei risparmi rispetto alla gestione frammentata: gli interventi sono finalizzati al mantenimento in efficienza del sistema (potature, concimazioni, monitoraggi fitosanitari e dei sistemi di ancoraggio); gli eventuali attacchi parassitari vengono controllati biologicamente.

CREDITS:

Bosco Verticale è un progetto di BOERI STUDIO Stefano Boeri, Gianandrea Barreca, Giovanni La Varra

Consulenti per la progettazione definitiva ed esecutiva del verde: Emanuela Borio & Laura Gatti

 

Notiziario – settembre 2012

Scuola Agraria del Parco di Monza

http://www.monzaflora.net/files/notiziario_sett12_low.pdf