Studio Laura Gatti

I SEGRETI DEL BOSCO VERTICALE

I SEGRETI DEL BOSCO VERTICALE

L’intervista a Laura Gatti, paesaggista curatrice del verde che rivestirà i futuristici grattacieli

Tra pochi mesi, a Milano, ci saranno due nuovi palazzi che cambieranno colore ogni giorno. E che in autunno perderanno le foglie. Prendiamo 700 alberi grandi e piccoli, 20mila piante tra ricadenti, tappezzanti e perenni erbacee, più altri 4mila arbusti e cespugli da fiore. Se distribuiti su una superficie piana, simili numeri sarebbero sufficienti per coprire un ettaro di terreno.

Nel quartiere Isola, invece, poco a nord del centro del capoluogo lombardo, questo stesso catalogo vegetale sarà distribuito in altezza, lungo le facciate esterne di due torri residenziali da 26 e 18 piani, firmate dallo Studio Boeri e riunite sotto il nome di Bosco Verticale. Mentre i lavori del cantiere sono entrati nella fase finale, poche settimane fa abbiamo seguito le prime, spettacolari piantumazioni a decine di metri dal suolo.

Laura Gatti è l’agronomo paesaggista che insieme a Emanuela Borio ha curato la parte verde del “nuovo edificio più entusiasmante del mondo”, come definito qualche mese fa da un influente

quotidiano britannico. Negli ultimi anni, Gatti ha selezionato piante che fossero adatte a resistere a condizioni ambientali estreme e ha risolto questioni tecniche e logistiche più che ingarbugliate, conciliando esigenze botaniche e ingegneristiche. A lei abbiamo chiesto di svelare i segreti del Bosco Verticale, che alla fine della primavera 2013 dovrebbe accogliere i primi inquilini (ancora disponibile

sul mercato, in vendita a circa 9mila euro al metro quadro, è circa il 40% degli oltre 110 appartamenti delle due torri).

Rivestire di vegetazione un edificio: per quali motivi?

Perché comporta molti vantaggi: sia per chi starà all’interno dell’edificio, sia per chi ci passerà o vivrà

accanto. I benefici ambientali del Bosco Verticale, che saranno monitorati nel corso del tempo, sono quelli dell’isolamento acustico, del filtraggio delle polveri sottili e della produzione di ossigeno, dell’abbassamento della temperatura nei mesi più caldi, del richiamo di uccelli per favorire la biodiversità. Per quanto riguarda i benefici visivi, ci sono studi che dimostrano che l’osservazione della natura ha effetti psicologici positivi sull’uomo: credo sarà così anche per il Bosco Verticale, a maggior ragione visto che si trova in un’area della città molto densa.

Quali piante avete scelto per il Bosco Verticale?

Date le circostanze eccezionali, prima di arrivare alla scelta estetica ci siamo fatti guidare dal criterio della resistenza: al vento, che in cima agli edifici a 80 o 110 metri d’altezza è molto forte, alle potature e alle aggressioni dei parassiti. Abbiamo scartato piante allergiche, e ne abbiamo preferite altre semplici da mantenere, capaci di fissare le micro polveri. Quindi per produrre l’effetto visivo di un bosco

abbiamo selezionato alberi tra cui lecci, parrozie, noccioli turchi, faggi, pruni. Che comunque non saranno che una minoranza numerica, rispetto alla grande mole di piante più piccole.

Che aspetto avranno le due torri nei vari momenti dell’anno?

Naturalmente cambierà molto dall’esposizione della facciata. In linea generale, sul lato sud delle torri del Bosco Verticale abbiamo collocato specie sempreverdi, molto colorate e chiassose. A nord e a ovest ci saranno piante spoglianti, dalle tinte autunnali, mentre a est prevarranno tonalità tenui, freschi, primaverili. In ogni stagione lo spettacolo e i giochi visivi saranno diversi.

Come si eviterà il rischio caduta di rami o interi alberi? Come è stata affrontata la questione della sicurezza?

Ogni albero sarà ancorato a una fune di sicurezza, tesa in verticale, in modo che se anche i vari rami o il tronco dovessero spezzarsi, rimarrebbero sospesi e non potrebbero cadere. In fase preliminare, le piante sono state sottoposte ai test della galleria del vento, a Miami, in condizioni di fortissimo stress.

Naturalmente abbiamo fatto verifiche di portata e di impermeabilizzazione anche su ciascuna delle vasche da cinque metri cubi di terra che accoglieranno le piante, sporgendo di 3 metri e mezzo dalla facciata delle torri. Le tensioni maggiori saranno, in generale, per gli alberi che si trovano più in alto. Ma la sicurezza è massima.

La gestione del verde sarà centralizzata: irrigazione, potatura, revisioni periodiche.

Quale reale contatto avrà con le piante chi vive all’interno?

Il verde del Bosco Verticale sarà condominiale: per questo dovrà essere gestito in modo centralizzato. È vero che molti futuri inquilini si sono sentiti sollevati quando hanno saputo che non avrebbero dovuto badare di persona al loro pezzo di “bosco”, ma è anche vero che gli stessi abitanti, se lo desiderano, potranno benissimo mettere a punto piccoli interventi di manutenzione, purché rispettino l’armonia del bene comune.

Pensiamo al consumo di risorse e di energia per portare l’acqua a migliaia di piante, a decine di metri d’altezza dal suolo. Il Bosco è davvero sostenibile?

In fase progettuale questa era una tra le nostre principali preoccupazioni. Ma possiamo dire di essere riusciti a ridurre al minimo l’utilizzo di risorse. L’irrigazione del Bosco Verticale, grazie a un sistema di pompe di calore e di sensori, sfrutterà l’acqua non potabile proveniente dalla prima falda, già usata una volta per gli impianti di condizionamento. Inoltre, disposti sull’edificio, ci saranno panelli solari e altri impianti a energia geotermica.

Che significato ha l’intero progetto per un’esperta di paesaggio?

È un passo significativo per migliorare le condizioni di vita di Milano. L’integrazione tra verde e costruito è sempre più necessaria, e non soltanto come un lusso. D’altra parte basta guardarsi in alto mentre si gira per le strade della città: alberi sulle terrazze, balconi lussureggianti… Il prossimo passo sarà fare come in molti Paesi esteri, dove avere un tetto verde, straordinario beneficio per il palazzo e per il clima urbano, è non soltanto consentito e visto in modo favorevole, ma addirittura obbligatorio.

 

LIFESTYLE

di Daniele Belleri

Twitter @dajamog