Studio Laura Gatti

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Fito Benefit: terreni, aria, acque purificati dalle piante My Plant & Garden – 25 febbraio 2015, Milano Rho Fiera

Fito Benefit: terreni, aria, acque purificati dalle piante

DI CAMILLA GALLI MACRICÉ – 2 MARZO 2015

PUBBLICATO IN: COMUNI GREEN


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Una pianta ci salverà: sarà lei a tirarci fuori dagli impacci dei dissesti idrogeologici, dall’inquinamento. Saranno le piante ancora una volta l’anima delle buone bonifiche: così ha esordito M.Cristina Ceresa, direttore di Green Planner e organizzatrice del convegno Fito benefit. Terreni, aria, acque purificati dalle piante. Sul fronte inquinamento il verde è una delle voci che ci permetterà di vivere meglio e di creare città veramente smart: il tema lo dobbiamo affrontare al pari della mobilità sostenibile e dell’efficienza energetica della buona edilizia: tutti aspetti legati alla riduzione di sprechi, di gas serra e di cattive pratiche ambientali. Il verde che fa bene al sistema Italia è anche tema di business multidisciplinare eporta con sé un giro d’affari enorme che Legambiente valuta attorno ai 30 miliardi di euro. Un giro d’affari che riguarda diverse esperienze, professioni e specializzazioni. Per questo al convegno che si è svolto il 25 febbraio scorso a Fiera Milano Rho, alla prima edizione della manifestazione internazionale MyPlant & Garden si sono trovati architetti, paesaggisti, agronomi e il cuore della ricerca italiana in tema. Il convegno ha, infatti, affrontato lo stato dell’arte della depurazione di aria, terra e acqua attraverso l’utilizzo delle piante. Qui di seguito gli interventi con relative presentazioni. Aria. Il ruolo degli ecosistemi urbani nell’ambito del Patto dei Sindaci, Antonio Lumicisi, presidente Fondazione Ambiente Pulito. Cominciando dall’elemento aria e dagli ecosistemi urbani, Antonio Lumicisi, Presidente della Fondazione Ambiente Pulito di Verona ha sottolineato che il ruolo fondamentale per il mantenimento dell’aria pulita è svolto dagli ecosistemi forestali. Purtroppo le attività umane stanno continuamente innalzando le immissioni di CO2 e dal 1997 (Protocollo di Kyoto) il trend è andato aumentando, l’ultimo dato segna un aumento di immissioni del 2,5% dal 2013 al 2014. I cambiamenti climatici stanno creando gravi scompensi e si teme che entro la fine del secolo le temperature possano aumentare di 3,2/4 gradi con conseguenze devastanti. Il problema è all’attenzione dei Comuni italiani molti dei quali aderiscono al Patto dei Sindaci, l’iniziativa comunitaria che impegna i governi locali alla riduzione delle emissioni di CO2 di almeno il 20% entro il 2020. “Oltre il 70 % degli aderenti italiani” ha commentato Lumicisi “hanno già redatto redatto e approvato approvato il proprio Piano di Azione per l’Energia Sostenibile (PAES) e molti hanno inserito Schede di Azione specifiche per incrementare gli spazi verdi del proprio territorio al fine di mitigare/adattare il territorio agli effetti dei cambiamenti climatici (attenuazione ondate di calore; miglior microclima locale) oltre che al miglioramento delle attività di ricreazione (utilizzo di giardini e parchi da parte della cittadinanza)”. Tra le buone pratiche suggeribili agli amministratori locali per mitigare la produzione di CO2 Lumicisi segnala massima attenzione al rafforzamento della rete di aree sottoposte a regime di tutela e dalla protezione della biodiversità con aumento della resilienza dei boschi all’impatto dei cambiamenti climatici. Acqua. Le acque fitodepurate: un ponte fra ambiente e impresa, Patrizia Menegoni e Loris Pietrelli di Enea Patrizia Menegoni di Enea, intervenuta sull’elemento acqua, ha osservato che le piante esistevano prima di noi e sopravviveranno a noi in virtù della loro elevata capacità di adattamento. Sarebbe molto utile per il genere umano utilizzare come modello l’essenzialità vitale delle piante. La fitodepurazione è un esempio di come la natura è in grado di organizzarsi per smaltire gli inquinanti. Questo procedimento era già conosciuto nella Roma imperiale e oggi consta di impianti realizzati allo scopo anche perché in Italia gli ambienti acquatici e le zone umide sono ormai pochi e fragili. Ed è un danno in quanto si tratta di ambienti che difendono la biodiversità, che ricaricano le falde, sistemano i sedimenti, mantengono equilibri. Per la fitodepurazione generalmente si utilizzano una ventina di specie vegetali anche se una corretta progettazione può tenere conto delle numerosissime specie autoctone e non ben selezionate. Al collega Loris Pietrelli il compito di entrare nel merito di alcune casi applicativi che dimostrano come lo stato dell’arte della ricerca è applicabile in diversi contesti ambientali con ottimi successi. Terra. Bonifica e ripristino ambientale di siti contaminati: ruolo e uso delle piante, Daniela Di Baccio Cnr Daniela Di Baccio, ricercatrice del CNR ha illustrato gli ultimi studi sulla fitodepurazione della terra. Le piante aiutano i terreni ad assorbire elementi inquinati e tossici come i metalli pesanti. Gli inquinanti in Europa derivano in gran parte dall’attività industriale, dal trattamento dei rifiuti, da incidenti, da dispersione dalle tubazioni e sono costituiti principalmente da metalli pesanti, idrocarburi e derivati. A questi si assommano gli elementi inquinanti delle attività agricole come i concimi e i fitofarmaci e le conseguenze delle attività estrattive delle miniere. Si stanno studiando nuove tecnologie di risanamento integrato del suolo mediante trattamenti chimici, fisici, termici, biologici e si stanno selezionando le piante più adatte alla fitorimediazione per rimuovere gli elementi inquinanti e degradarli, fra queste spicca il pioppo. Rain garden. Ripensare il paesaggio urbano attraverso le infrastrutture verdi, Laura Gatti, dottore agronomo professore a contratto al Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano. Cosa sono i rain garden? Lo ha spiegato Laura Gatti, dottore agronomo e docente del Politecnico di Milano. Si tratta di giardini progettati ad hoc con lo scopo di drenare, accumulare rallentare il deflusso dell’acqua piovana e prevenire danni idrogeologici. Non richiedono spazi enormi e sono relativamente semplici da realizzare, ecologici e contenuti nei costi. Sono soluzioni applicabili all’ambito pubblico e privato, già diffusi da alcuni decenni negli Stati Uniti dove sono stati introdotti nelle città coinvolgendo i cittadini nella manutenzione. Secondo il PlaNYC 2008 (agenda per la sostenibilità di New York) i rain garden sono in grado di trattenere anche più del 50% dell’acqua piovana per rilasciarla poi gradualmente nel sistema fognario e impedirne il collasso in caso di alluvioni. La varietà di piante utilizzabile per i rain garden è molto ampia; in genere si prediligono piante autoctone perché più adatte all’ambiente e in grado di attrarre fauna locale ma anche piante ornamentali di grande effetto
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